Gressoney
IL MONTE ROSA
Il massiccio del Monte Rosa
Il ghiacciaio del Monte Rosa è posizionato EST-OVEST. Si trovano due ghiacciai, uno sul versante NORD e l’altro sul versante SUD.
Il ghiacciaio del Lys si trova sul massiccio del Monte Rosa, nell’alta valle del Lys, a Gressoney, ed ha un bacino di raccolta molto grande, prende tutte le nevi dal naso del Lys fino alla Piramide Vincent. Il ghiacciaio dell’Indren, invece, recupera solo le nevi della parte sud della Piramide Vincent, per questo è molto piccolo.
Il ghiacciaio del Lys è alimentato da vari bacini di raccolta che sono divisi in due grandi aree; quella occidentale parte dal rifugio Quintino Sella (3585 m slm), seguendo lo spartiacque tra la valle di Gressoney e la valle d’Ayas arriva alla punta Perazzi (3906 m slm), poi gira verso il colle Felik (4061 m slm) e prosegue sullo spartiacque tra Italia e Svizzera salendo fino al Lyskamm occidentale (4481 m slm) e orientale (4527 m slm). Da qui la parte occidentale del ghiacciaio scende attraverso la cresta del Naso del Lys (4272 m slm) fino a congiungersi con la parte orientale a quota 2700 m.
La parte orientale del ghiacciaio, invece, parte dal naso del Lys fino al Lyskamm orientale e al colle del Lys (4248 m slm), sale poi al Corno Nero (4342 m slm), tocca il colle Vincent (4088 m) e prosegue fino alla Piramide Vincent (4215 m) scendendo poi sulla cresta fino al rifugio Gnifetti (3611 m.).
Al di sopra dei 3700 metri il ghiacciaio ha una grande superficie pianeggiante, dove la neve fonde poco, creando un buon accumulo e scendendo forma due seraccate, quella del Felik e quella del Lys che in fondo si uniscono per formare la lingua principale che ultimamente è arretrata molto a causa delle scarse precipitazioni invernali e soprattutto per le calde e asciutte estati.
Le cime sopra i 4000 m del Monte Rosa sono:
- Polluce (4091 m.)
- Piramide Vincent (4215 m.)
- Punta Gnifetti - Capanna Margherita ( 4559 m.)
- Punta Zumstein (4563 m.)
La catena
Di lato la catena Montuosa del Monte Rosa
I WALSER E LA LORO STORIA
Il mio è un paese di fiaba.......
Gressoney “Nacqui tra Castelli di Titani, ove le aquile e i sogni alti fan nido...”
Pastonchi
L'origine dei nomi
Gressoney: vi sono due teorie sull’origine del nome "Gressoney"
“Chrescen-Eye”: piana dei crescioni, pianta molto diffusa anticamente che predilige terreni umidissimi.
“Grossen Eys”: grande ghiacciaio, in quanto il paese si trova ai piedi di un vasto ghiacciaio.
Nel 1219 si ha il primo documento nel quale appare il toponimo “Gressoney”, indicato come feudo della chiesa di Sion, nel 1242 sempre in un documento Gressoney non appare più come alpeggio ma come luogo abitato.
Monte Rosa: il suo antico nome celtico era “Roese” “roiza” e “rouesa”, il significato è ghiacciaio.
Lys: anticamente noto con il nome di Hellex.
“Dove sono case di legno e capelli biondi, ivi si parla tedesco.” Così recita un antico proverbio e la cosa potrebbe assolutamente non stupire, se non fosse riferita ad una regione italiana..... si parla dei Walser, una minoranza di lingua tedesca che da più di 700 anni vive ai piedi del Monte Rosa, si diffusero lungo l’arco alpino, stabilendosi in Italia: in Valle d’Aosta, in Valsesia e in Val d’Ossola.
“Come Walser vengono definiti gli abitanti delle colonie storiche walser nelle quote alte delle Alpi, nelle quali nel XX secolo erano o sono ancora vive la lingua, la cultura, l’economia e la consapevolezza storica.” - Johannes Fuehre
A partire dagli anni 60 del secolo scorso, il turismo scopre questi luoghi meravigliosi.....
I walser
Le radici “Infames frigoribus Alpes” così Tacito definisce la catena alpina che troneggiava al centro dell’Imperdo e che rendeva difficoltosi i traffici commerciali ed il passaggio degli eserciti.
Per scarsità di documenti, non si hanno notizie certe della colonizzazione Walser, e per molti secoli sono stati avvolti dalle leggende. Essi dovettero affrontare il problema della sopravvivenza ad alta quota, con scarsità di terre disponibili, rarità dei pascoli e condizioni climatiche all’estremo limite della vivibilità.
La storia dei Walser è molto antica; tutto cominciò nel V secolo d.C., a seguito della migrazione di una popolazione di stirpe germanica insediata nella Germania Centro-Settentrionale, gli Alemanni, originari della Svevia, l’attuale Germania meridionale. Questa popolazione si spostò verso sud fino ad arrivare all’attuale Oberland, la Valle dell’Aare, nei pressi di Berna, alle sorgenti del Rodano, nella valle del Goms, nel cuore dell’Ober Walli, ad ovest nel Chablais francese, ma sopratutto a sud, negli alpeggi più elevati, nel Pomatt e nelle valli meridionali del Monte Rosa: a Gressoney, Alagna, Rimella, Macugnaga, Rima e Ornavasso. Una seconda fase colonizzò la Rezia, l’Oberland grigionese, il Rheinland e la valle del Landwasser. Una terza si estese alle zone limitrofe a quelle dei primi insediamenti, Vals, Safien, Avers, Mutten, Klosters, il Praettigau Schiers e gli altopiani di St. Antoenien, Furna e Valzeina, Schanfigg e Churwalden, nel Liechtenstein, nel Tirolo e nel Voralberg fino nel Kleinwalsertal. La percezione della montagna non era quella di una barriera tra popoli e nazioni diverse. Nel Medioevo, le Alpi non erano una frontiera: un esempio era il Ducato di Savoia che includeva Basso Vallese, Savoia e Valle d’Aosta.
Il Goms
Verso l‘800 e il ‘900 vi fu un miglioramento del clima, cosa che favorì la migrazione di piccoli gruppi di coloni verso Sud, superando la catena alpina. Vi fu la conquista di territori sconosciuti da parte di sparute tribù armate solo di una profonda conoscenza di tecniche per la coltivazione, l’allevamento e l’alta montagna. Raggiunsero la valle del Rodano, chiamata dai romani Vallis Poenina, ed il Goms, qui fondarono per la prima volta un insediamento stabile a quasi 1500 metri sul livello del mare. Dal Goms partirono i colonizzatori di ventura, i Walser. Non è possibile conoscere l’intero processo di colonizzazione se non nelle sue grandi linee. I Walser riuscirono a fare del diritto dei coloni il loro “diritto Walser”.
Fu una colonizzazione lenta durante la quale i Walser perfezionarono quell’arte di aprire radure nel bosco, utilizzare legname, ecc... Risalgono alla prima metà del tredicesimo secolo gli insediamenti Walser oltre lo spartiacque: Valle del Lys, Ayas, .... Vi sono testimonianze di parecchie colonie Walser, dalla Savoia al Tirolo, al Voralberg. Solo in seguito verso il XII secolo ripresero a spostarsi, furono in questo caso migrazioni di piccoli gruppi, che migrando di valle in valle, arrivarono a territori anche molto lontani dal paese di origine, furono chiamati i Walliser e in seguito Walser.
Questa seconda fase di migrazione terminò nel ‘400, i trasferimenti avvenivano a piedi o a dorso di mulo, si spostavano solo in estate e di giorno, arrivarono fino alle bellissime terre a sud del Monte Rosa, utilizzando il Colle di San Teodulo, tra Zermatt e Valtournenche e il passo del Monte Moro, tra Saas e Anzasca. In Valle d’Aosta fondarono centri nella valle di Ayas, St. Jacques, nota anche come “Canton des Allemands”, contrada dei tedeschi. Nella Valle di Gressoney fondaro Gressoney, Issime ed il villaggio di Niel (situato nel comune francoprovenzale di Gaby). Solo le Colonie Walser della valle di Gressoney hanno conservato tracce della loro lingua originaria, cosa invece scomparsa in Valle d’Ayas. Fu una colonizzazione graduale, spinta da guerre e carestie, alla ricerca di pascoli e terre ospitali.
I passi e i colli più fequentati del versante italiano del Monte Rosa furono:
Il Gries per scendere nella Val Formazza (Pomatt, Salecchio, Agaro).
Il Sempione per la Val d’Ossola, Ornavasso e Migiandone.
Il Weissthor ed il Monte Moro per Macugnaga.
Il Teodulo tra il Cervino e il Breithorn per la Val d’Ayas (Canton des Allemands), la Valle del Lys (Gressoney ed Issime), la Valsesia (Rima, Rimella, Alagna, Campello Monti).
Ogni villaggio era autosufficiente ed indipendente: allevamento del bestiame, lavorazione del latte, taglio del fieno, irrigazione dei prati.
A Gressoney vi erano molti campi coltivati a cereali, frumento, segale ed orzo (fino a 1800 metri), ogni famiglia aveva il suo orto dove crescevano legumi, insalate, rape, cavoli, porri, spinaci e patate, non vi erano però alberi da frutto. Ogni agglomerato di case possedeva un forno, un mulino per macinare i cereali, una segheria.
Sviluppati erano l’allevamento e l’agricoltura, solo in seguito il commercio oltralpe, soprattutto in inverno. A Gressoney molti uomini intrapresero il mestiere di mercante, commerciavano soprattutto stoffe e merci di poco ingombro verso territori di lingua tedesca, la Valle di Gressoney fu chiamata Kraemertal, Valle dei Mercanti, i quali investivano i loro guadagni nel loro paese di origine.
La crisi cominciò nel XX secolo a causa della guerra.
Si dice che il Monte Rosa sia la montagna dei Walser, anticamente insediatisi appunto per la maggior parte attorno ad esso. La colonia di Gressoney è una delle più antiche. Betta, Alpenzu e Verdoby si trovavano sulle principali vie di comunicazione che, attraverso i passi, conducevano in Val Sesia ed in Val d’Ayas.
L’alta Valle del Lys apparteneva in parte ai Vescovi di Sion ed in parte all’Abbazia di Saint Maurice d’Agaune nel Vallese. I vescovi di Sion delegarono poi i Signori della Porta di S. Orso di Aosta, i Signori di Quart e in seguito i Signori di Challant.
Il termine Walser appare per la prima volta nel 1320 in un libro di rendite, dove il giudice della valle di Gaeltur (Tirolo) registrò “homines dicti Walser in Cutaur advenientes”. Poi lo si ritrova in parecchi documenti del XIV e XV secolo nelle colonie del Tirolo, di Davos e del Voralberg. Nel XIX secolo, studi storici riconobbero l’origine Walser delle popolazioni di lingua tedesca nella valle del Reno, e solo nella prima metà del XX secolo a quelle attorno al Monte Rosa.
Dal DE GERMANIA XVI (98 d.C.) di TACITO: “I Germani non abitano mai in borghi o città. Le loro case non sono mai accostate le une alle altre. Essi vivono appartati e “diversi” dovunque li abbia attratti una sorgente, un campicello, un bosco, ecc... Le loro costruzioni sono circondate da ampi spazi, forse per la sicurezza contro il fuoco... non usano nè mattoni nè tegole, ma legnami rozzi...
Sono incolti, ma di costumi sani. Praticano la monogamia e considerano scellerato limitare il numero di figli. Più un vecchio vanta una famiglia numerosa e più è rispettato.
Valgono più tra di loro i buoni costumi, che altrove le buone leggi. Non conoscono interessi, nè usura. Non hanno traffici nè acquistano cose forestiere. Coltivano estensivamente, procurandosi più terra di quanta non riescono poi a lavorare. Seminano ogni anno maggese nuova.
Dividono l’anno in tre sole stagioni: l’autunno non ha per loro, nè nome nè frutto alcuno”.
Le decisioni venivano prese dalle assemblee degli uomini.
La lingua
A sud delle Alpi vi sono parecchi dialetti diversi, fra di loro parlavano in dialetto mentre con gli altri usavano come lingua il piemontese. L’idioma Walser è un tedesco arcaico.
Il costume
Anche il costume ha subito delle trasformazioni negli anni.
Oggi è in panno rosso, con gonna lunga e corpetto smanicato, camicetta bianca ornata di pizzi con una pettorina di velluto nero ricamato in oro, grembiule nero di raso o seta pesante e bordato di pizzo, giubbetto nero di velluto o di panno per riparare dal freddo. Nelle occasioni più importanti le donne indossano sul capo una cuffia con raggiera in filigrana dorata.
Gli uomini indossano giacca e pantaloni in panno nero, camicia bianca a collo aperto, gilet in panno rosso, calze bianche fino al ginocchio e scarpe nere con fibbia in metallo. Il copricapo maschile è nero, abbellito da piume d’aquila. Un tempo l’abito femminile era utilizzato per ogni tipo di lavoro, era più corto e meno ricco, con un grembiule molto largo, sulla camicetta di canapa portavano un giacchino nero e un foulard di seta a colori vivaci. Sul capo portavano un fazzoletto legato dietro la nuca o un cappello di feltro pesante a tese larghe.
Le costruzioni
Le costruzioni rurali erano diverse a seconda dell’ambiente in cui sorgevano, legno e pietra.
Il legno per il caldo e la pietra per la protezione dal fuoco e il fresco per certi ambienti.
La costruzione tipica è lo STADEL, baita sostenuta da 8 o 10 pilastri a “fungo” in legno e pietra (al fine di tenere lontani topi e umidità). Il tetto con travatura robusta, rivestita un tempo di legno di larice e dal XVI secolo da lose (lastre di pietra). Nello stadel gressonaro il basamento era adibito a duplice funzione, una zona era destinata agli animali, quella attigua alla famiglia, separate solo da un muretto o da una staccionata in legno. In questo modo l’uomo beneficiava del calore prodotto dagli animali nei freddi e lunghi inverni.
Altra fonte di riscaldamento era la stufa in pietra ollare. Un corridoio di disimpegno dall’entrata conduceva alla stalla, alla cucina e alla cantina, nel quale spesso si trovava un camino con grossi paioli, dove si cucinava, si lavorava il latte e si affumicava carne, lardo e salame. Sempre dal corridoio, tramite una scala si accede al primo piano dove si trovano le camere da letto, il ripostiglio per gli attrezzi da lavoro e una camera dove si tesseva la lana. Una seconda scala portava al secondo piano, ben arieggiato e non riscaldato, utilizzato in parte come fienile, ma anche come dispensa per pane, per carne, per granoturco, ecc...
La casa era circondata da balconi in legno dove venivano fatte seccare la segale, l’orzo e il fieno.
Il diritto walser
Con questo diritto i Walser si affermarono come uomini liberi dalle imposte e dai pesi della servitù, dalle varie limitazioni ai matrimoni o al diritto di trasferire il proprio domicilio, grazie alla loro specializzazione nel disboscamento, nell’allevamento, nella sopravvivenza ad alte quote, in cambio ricevevano libertà personale, libero affitto ereditario ed autonomia amministrativa del comune.
I Walser modificarono il “diritto dei coloni”, plasmandolo in modo da diventare un modello all’avanguardia.
Garanzie del diritto Walser:
Emancipazione da qualsiasi obbligo che gravava sui servi della gleba, non erano soggetti a lavoro straordinario, non avevano limitazione di matrimonio, non dovevano pagare tributi d’onore, tasse sul corpo e ogni cosa che opprimeva chi non era libero.
Coltivazione della terra sulla base di un contratto di libero affitto ereditario, con la possibilità di vendere e ipotecare il diritto d’uso e di andarsene in assoluta libertà. La concessione veniva data dal signore feudale per un periodo illimitato contro il pagamento di un canone di affitto immutabile nel tempo (pagabile prima in natura e poi in moneta). Alla morte di un colono il suo podere passava ai suoi eredi. Questo è stato un grande vantaggio per i Walser, non veniva preso in considerazione la plusvalenza dovuta alle migliorie apportate. Durante gli anni la svalutazione del canone si ridusse al punto che gli stessi contadini poterono acquistare le proprietà.
Libertà personale, scelta del domicilio, importante per uomini che per professione erano colonizzatori.
Indipendenza amministrativa, libera scelta dell’Ammano, sotto la sua competenza vi era l’intera giurisdizione civile e la bassa giurisdizione penale, mentre al signore invece spettava l’alta giustizia.
Limitazione dell’obbligo di protezione del signore e di leva militare. Il colono aveva la possibilità di vendere ad un altro colono del proprio gruppo o vicinato, il contratto di sfruttamento della terra, o subaffittarlo o permutarlo.
Kraemertal
Alla fine del 1400 e nel 1500 era praticata la migrazione stagionale di venditori ambulanti verso territori di lingua tedesca, interrotti a fine 1500. La valle del Lys era chiamata appunto Kraemertal, valle dei mercanti.
Lo stemma delle comunità walser
Al centro appare un cuore con dieci stelle, ognuna della quali rappresenta un paese di questa minoranza etnico-linguistica presente in Italia.
Il cuore esprime il forte legame con la terra di origine, sovrastato da una croce ad angolo, un caratte dell’alfabeto runico usato in seguito dai romani per simboleggiare il dio Mercurio, protettore dei mercanti.
Il bianco ed il rosso sono i colori della bandiera del Canton Vallese, mentre i due cerchi concentrici rosso e nero che racchiudono lo stemma riprendono i colori della bandiera della Regione Autonoma della Valle d’Aosta.
GLI OSPITI ILLUSTRI A GRESSONEY
La regina e il castello
Inizialmente la Regina Margherita di Savoia veniva a Gressoney ospite del Barone Luigi Beck Peccoz, successivamente suo marito il Re Umberto I le fece costruire il castello in località Belvedere, castello dall’aspetto fiabesco, fiore all’occhiello di Gressoney. Lì, dalla finestra del suo soggiorno, la Regina scrutava ogni vetta del massiccio del Monte Rosa.
Il castello fu inaugurato nell’agosto 1904 e divenne la dimora estiva della regina fino al 1925, a pochi mesi dalla sua morte avvenuta il 10 gennaio 1926. Oggi è divenuto sede di manifestazioni artistiche e culturali.
La regina attirò a Gressoney personaggi dell’aristocrazia e della cultura tra i quali i poeti Giuseppe Giacosa (1897) e Giosuè Carducci (1898). Nel 1893, a quota 4554, sulla Punta Gnifetti, venne inaugurata la capanna, osservatorio intitolato a suo nome. Da quell’altitudine la regina contemplò il sorgere del sole ed esclamò: “Dinnanzi a questa grandezza di monti e a questa solenne distesa di ghiacciai, tace il dubbio misero e la fede s’innalza forte e vivace a Dio.”
Nel percorso da Pont Saint Martin a Gressoney, la Regina faceva sosta ad Issime per il cambio cavalli e a volte succedeva che ai cavalli doveva sostituire la slitta alla carrozza a causa di un’improvvisa nevicata.
Giosuè Carducci
Nel 1889 la Regina Margherita di Savoia invitò a Gressoney Saint Jean il poeta Giosuè Carducci che alloggiò all’albergo Miravalle. Durante il suo soggiorno compose sonetti in onore della Regina, ma anche poesie ispirate alla bellezza della Valle tra le quali “In riva al Lys” l’8/8/1898.
Alla Regina Carducci dedicò “Ode alla Regina d’Italia” - “Il liuto e la lira” - “A Margherita Regina d’Italia”
“Onde venisti? quali a noi secoli si mite e bella ti tramandarono? frà i canti de’ sacri poeti dove un giorno, o Regina ti vidi? 16/17 novembre 1878
Nel 1895 Carducci scendeva da Gressoney, con la prediletta nipotina Elvira, giunto a Gaby decise di fermarsi, fu colpito dal paesaggio fiabesco.
Fece un canto alla bella cascata di Niel. A Gaby albergò al nuovo “Albergo dei Colli Vecchia e Mologna” costruito per i viandanti che varcando i valichi alpini cercavano riparo per la notte. Fu lì che Carducci vide sulla soglia Maria Stevenin e chiese ospitalità. Il giorno seguente Maria incuriosita da ciò che stava scrivendo Carducci glielo chiese, per tutta risposta ebbe la promessa che gli avrebbe inviato i versi che stava scrivendo. Giorni più tardi Maria ricevette il carme a lei intitolato “L’Ostessa di Gaby” - Gaby 27 agosto 1895. Lo stesso giorno Carducci scrisse “Mezzogiorno Alpino”.
Ludwig Von Welden
Colonnello dell’Imperial Regio Esercito Austriaco e naturalista, fu inviato in Italia nel 1821 per reprimere i moti carbonari. Visitò diverse comunità di origine alemanna e nel 1822 fu a Gressoney ove condusse approfondite ricerche sulla flora e sulla fauna.
Prima di lui, nel 1789, Orace Benedict De Saussure, aveva “scoperto” la presenza di questa etnia tedesca a sud della catena del Rosa e nel suo “Voyage dans les Alps” la definì * "Une espèce de garde allemande... je veux dire des villages allemands situés autour du Mont Rose”*, fece alcune scoperte su specie vegetali presenti oltre i 4000 m.
Gressoney è stata fonte d’ispirazione per poeti ed artisti, luogo di villeggiatura di nobili e sovrani.
Primo fra tutti è Leonardo Da Vinci , nei primi anni del ‘500 si avventurò sulle pendici del Monte Rosa (che chiamò Monboso), affascinato dalle sue cime coperte di ghiaccio anche nel periodo estivo e che volle ricordare nel suo celebre codice “Monboso.... montagna che si leva in tanta altura che quasi passa tutti li nuvoli..”.
Nel 1773 fu l’imperatore d’Austria Francesco II a scendere in incognito a Gressoney dal Colle Valdobbia e grazie ad alcuni scritti si è venuti a conoscenza del suo pernottamento presso un certo Curta.
Tra i viaggiatori inglesi ricordiamo J.D. Forbes naturalista e pittore che nell’agosto 1842 salì sul ghiacciaio del Lys e Theofile Ladner, pittore di fama che nel periodo 1850-1852 immortalò diversi paesaggi e fece numerosi ritratti di famiglia.
Fino alla metà del XIX secolo i viaggiatori trovavano alloggio presso case private, solo successivamente si sviluppò l’attività alberghiera; il primo albergo gressonaro fu inaugurato nel 1800, era l’hotel De La Pierre. Tra i suoi ospiti ricordiamo il reverendo Samuel W. King (1855), Lady Cole(1858), scrittrice e pittrice, il Duca di Genova Ferdinando(1864), padre della Regina Margherita, e ospite del Barone Beck Peccoz Luigi.
Altri alberghi a partire dal 1861: l’Hotel du Nord e Monte Rosa di Sebastiano Linty, l’hotel Pensione Thédy nel 1880 a Gressoney La Trinité, l’hotel Lyskamm della famiglia Busca a Saint Jean nel 1887.
Barone Von Welden: colonnello austriaco , topografo e studioso della toponomastica, la punta LUDWIGSHOEHE fu a lui intestata.
Joseph Mallord William Turner: celebre pittore inglese, la sua presenza è incerta, potrebbe essere tra il 1817 ed il 1819.
Leone Tolstoj visitò la Valle del Lys nel giugno 1857, da Torino raggiunse Gressoney Saint Jean, prima in diligenza, poi a piedi e a dorso di mulo.
Nel 1894 giunse a Gressoney Monsignor Achille Ratti (che divenne Papa Pio XI), per scalare la punta Gnifetti e la Testa Grigia. Partiti alle 6 da Gressoney, saliti sino ad una cappella, aria pura e rarefatta, suoni chiari sui monti, un ragazzo canta, discesa, aromi odori di segala e melissa, canto di cuculo sui monti.
Margherita di Savoia a partire dall’estate 1889 fu assidua frequentatrice di Gressoney fino a pochi mesi dalla sua morte avvenuta nel gennaio del 1926.
Giuseppe Giacosa(1897): poeta che scrisse “Novelle e Paesi Valdostani” ispirandosi alla famiglia di Franz Welf a Cortlys.
Francesco Pastonchi: soggiornò a Lysbalma, dove scrisse numerose composizioni.
W. Mathews: fece la prima traversata del Felikjoch, con F. W. Jacob e la guida Michel Craz di Chamonix, impiegarono 17 ore da Cortlis a Wematt, facendo anche l’ascensione al Castore. Furono i primi a salire sul Castore percorrendo la Cresta Sud-Est.
Senatore Perazzi (1879), alpinista, a lui fu dedicata una punta del Rosa.
Quintino Sella, geologo, matematico e politico
Senatore Albertini
Altri ospiti: Re Umberto I Vittorio Emanuele, il Principe di Piemonte Maria José 1838 - 1989 dopo l’esilio in Svizzera Nobili Deslex Nobili Borgogna Poeti, scrittori e pittori, il prof. Lupo e il Falchetti
STATISTI: Einaudi Pella Togliatti Saragat Pandolfi.
Presidente della confederazione elvetica: Musy Presidente della corte di Cassazione Eula e Baffi, Governatore della Banca d’Italia.
Scultori: Mastroiammi e Moore.
Pittori: Velan, Nespolo Ugo.
Senatore: Prof. Gallo.
Pittore del Papa: Consadori.
Tanti e tanti altri che scelgono la nostra valle per isolarsi dallo stress e dal caos quotidiano della città, questi rimangono anonimi nel rispetto della privacy.
JEAN-SEBASTIEN
Il più illustre antenato della famiglia Linty(1739-1819): nacque a Wengen in Germania, a 8 anni fu portato a Châtillon, qui iniziò gli studi, fino alla laurea in Diritto a Torino. In seguito si trasferì ad Aosta.
Il 17 ottobre 1777 divenne segretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri di Torino, redasse l’atto di matrimonio del Principe Vittorio Emanuele I con la principessa d’Austria, Maria Teresa, nel 1783.
Nel 1791 fu nominato Commendatore dell’ordine dei santi Maurizio e Lazzaro e direttore dell’Ospedale Mauriziano di Aosta. Riorganizzò l’ospedale, affluirono nuovi lasciti, fece costruire una nuova corsia.
Ricevette l’offerta dal Governo francese di trasferirsi a Parigi nella qualifica di Direttore degli Ospedali Riuniti. Egli non accettò, inviò però una relazione nella quale chiariva la necessità della sua opera ad Aosta. Nel 1819 lasciò la sua eredità all’ospedale per la realizzazione di una nuova corsia per le donne. Realizzata poi dal suo successore.