I Walser e la loro storia

«Nacqui tra Castelli di Titani, ove le aquile e i sogni alti fan nido...» Pastonchi

L'origine dei nomi

Gressoney

Vi sono due teorie sull’origine del nome "Gressoney": Chrescen-Eye, piana dei crescioni, pianta molto diffusa anticamente che predilige terreni umidissimi; Grossen Eys, grande ghiacciaio, in quanto il paese si trova ai piedi di un vasto ghiacciaio.

Nel 1219 si ha il primo documento nel quale appare il toponimo “Gressoney”, indicato come feudo della chiesa di Sion. Successivamente, nel 1242, Gressoney non è più documentata come alpeggio ma come luogo abitato.

Monte Rosa: il suo antico nome celtico era Roese, roiza e rouesa, il significato è ghiacciaio.

Lys: anticamente noto con il nome di Hellex. “Dove sono case di legno e capelli biondi, ivi si parla tedesco.” Così recita un antico proverbio e la cosa potrebbe assolutamente non stupire, se non fosse riferita ad una regione italiana. Si parla infatti dei Walser, una minoranza di lingua tedesca che da più di 700 anni vive ai piedi del Monte Rosa, che si diffuse lungo l’arco alpino, stabilendosi in Italia: in Valle d’Aosta, in Valsesia e in Val d’Ossola.

 

«Come Walser vengono definiti gli abitanti delle colonie storiche walser nelle quote alte delle Alpi, nelle quali nel XX secolo erano o sono ancora vive la lingua, la cultura, l’economia e la consapevolezza storica» Johannes Fuehre

I Walser

"Infames frigoribus Alpes", così Tacito definisce la catena alpina che troneggiava al centro dell’Imperdo e che rendeva difficoltosi i traffici commerciali ed il passaggio degli eserciti.

Per scarsità di documenti, non si hanno notizie certe della colonizzazione Walser, che per molti secoli sono stati avvolti dalle leggende. Essi dovettero affrontare il problema della sopravvivenza ad alta quota, con scarsità di terre disponibili, rarità dei pascoli e condizioni climatiche estreme.

La storia dei Walser è molto antica; tutto cominciò nel V secolo d.C., a seguito della migrazione di una popolazione di stirpe germanica insediata nella Germania centro-settentrionale, gli Alemanni, originari della Svevia, attuale Germania meridionale. Questa popolazione si spostò verso sud fino ad arrivare all’attuale Oberland, la Valle dell’Aare, nei pressi di Berna, alle sorgenti del Rodano, nella valle del Goms, nel cuore dell’Ober Walli, ad ovest nel Chablais francese, ma sopratutto a sud, negli alpeggi più elevati, nel Pomatt e nelle valli meridionali del Monte Rosa: a Gressoney, Alagna, Rimella, Macugnaga, Rima e Ornavasso. Una seconda fase colonizzò la Rezia, l’Oberland grigionese, il Rheinland e la valle del Landwasser. Una terza si estese alle zone limitrofe a quelle dei primi insediamenti, Vals, Safien, Avers, Mutten, Klosters, il Praettigau Schiers e gli altopiani di St. Antoenien, Furna e Valzeina, Schanfigg e Churwalden, nel Liechtenstein, nel Tirolo e nel Voralberg fino nel Kleinwalsertal.

La percezione della montagna non era quella di una barriera tra popoli e nazioni diverse. Nel Medioevo, le Alpi non erano una frontiera: un esempio era il Ducato di Savoia che includeva Basso Vallese, Savoia e Valle d’Aosta.

Il Goms

Verso l‘800 e il ‘900 vi fu un miglioramento del clima che favorì la migrazione di piccoli gruppi di coloni verso sud, oltre la catena alpina. Sparute tribù armate solo di una profonda conoscenza di tecniche per la coltivazione, l’allevamento e l’alta montagna raggiunsero la valle del Rodano, chiamata dai romani Vallis Poenina, ed il Goms; qui fondarono per la prima volta un insediamento stabile a quasi 1.500 metri sul livello del mare. Dal Goms partirono i colonizzatori di ventura, i Walser. Non è possibile conoscere l’intero processo di colonizzazione se non nelle sue grandi linee. I Walser riuscirono a fare del diritto dei coloni il loro “diritto Walser” attraverso una colonizzazione lenta durante la quale i Walser perfezionarono la loro arte di creare radure nel bosco, utilizzare legname, ecc...

Risalgono alla prima metà del tredicesimo secolo gli insediamenti Walser oltre lo spartiacque, nella Valle del Lys e ad Ayas. Vi sono testimonianze di parecchie colonie Walser, dalla Savoia al Tirolo al Voralberg. In seguito, verso il XII secolo, piccoli gruppi ripresero a spostarsi migrando di valle in valle e raggiungendo territori anche molto lontani dal paese di origine, chiamati Walliser e poi Walser. Questa seconda fase di migrazione terminò nel ‘400. I trasferimenti avvenivano a piedi o a dorso di mulo, durante le giornate d'estate, e diedero avvio a una colonizzazione graduale, spinta da guerre e carestie, alla ricerca di pascoli e terre ospitali. I Walser si spinsero fino alle bellissime terre a sud del Monte Rosa, attraverso il Colle di San Teodulo, tra Zermatt e Valtournenche e il passo del Monte Moro, tra Saas e Anzasca. In Valle d’Aosta essi fondarono alcuni centri nella valle di Ayas, come St. Jacques, nota anche come canton des Allemands, contrada dei tedeschi. Nella Valle di Gressoney fondarono Gressoney, Issime e il villaggio di Niel (situato nel comune francoprovenzale di Gaby).

Solo le colonie Walser della valle di Gressoney hanno conservato tracce della loro lingua originaria.

I passi e i colli più fequentati del versante italiano del Monte Rosa furono: il Gries, per scendere nella Val Formazza (Pomatt, Salecchio, Agaro); il Sempione per la Val d’Ossola, Ornavasso e Migiandone; il Weissthor ed il Monte Moro per Macugnaga; il Teodulo tra il Cervino e il Breithorn per la Val d’Ayas (Canton des Allemands), la Valle del Lys (Gressoney ed Issime), la Valsesia (Rima, Rimella, Alagna, Campello Monti).

Ogni villaggio era autosufficiente e indipendente e si dedicava all'allevamento del bestiame, alla lavorazione del latte, al taglio del fieno e all'irrigazione dei prati. A Gressoney vi erano molti campi coltivati a cereali, frumento, segale e orzo (fino a 1.800 metri) e ogni famiglia aveva il suo orto dove crescevano legumi, insalate, rape, cavoli, porri, spinaci e patate. Da notare che non vi erano alberi da frutto. Ogni agglomerato di case possedeva un forno, un mulino per macinare i cereali e una segheria. Oltre all'allevamento e all’agricoltura, in seguito si sviluppò anche il commercio oltralpe, soprattutto in inverno. A Gressoney molti uomini divennero mercanti, commerciando soprattutto stoffe e merci poco ingombranti nei territori di lingua tedesca. La Valle di Gressoney fu così chiamata Kraemertal, Valle dei Mercanti, i quali investivano i loro guadagni nel proprio paese di origine.

La crisi cominciò nel XX secolo a causa della guerra.

Si dice che il Monte Rosa sia la montagna dei Walser, anticamente insediatisi appunto per la maggior parte attorno a essa. La colonia di Gressoney è una delle più antiche. Betta, Alpenzu e Verdoby si trovavano sulle principali vie di comunicazione che, attraverso i passi, conducevano in Val Sesia ed in Val d’Ayas. L’alta Valle del Lys apparteneva in parte ai Vescovi di Sion e in parte all’Abbazia di Saint Maurice d’Agaune nel Vallese. I vescovi di Sion delegarono poi i Signori della Porta di S. Orso di Aosta, i Signori di Quart e in seguito i Signori di Challant.

Il termine Walser appare per la prima volta nel 1320 in un libro di rendite, dove il giudice della valle di Gaeltur (Tirolo) registrò “homines dicti Walser in Cutaur advenientes”. Ve ne sono tracce anche in parecchi documenti del XIV e XV secolo, provenienti dalle colonie del Tirolo, di Davos e del Voralberg. Nel XIX secolo, studi storici riconobbero l’origine Walser delle popolazioni di lingua tedesca nella valle del Reno, e nella prima metà del XX secolo, di quelle attorno al Monte Rosa.

«I Germani non abitano mai in borghi o città. Le loro case non sono mai accostate le une alle altre. Essi vivono appartati e “diversi” dovunque li abbia attratti una sorgente, un campicello, un bosco, ecc... Le loro costruzioni sono circondate da ampi spazi, forse per la sicurezza contro il fuoco... non usano nè mattoni nè tegole, ma legnami rozzi... Sono incolti, ma di costumi sani. Praticano la monogamia e considerano scellerato limitare il numero di figli. Più un vecchio vanta una famiglia numerosa e più è rispettato. Valgono più tra di loro i buoni costumi, che altrove le buone leggi. Non conoscono interessi, nè usura. Non hanno traffici nè acquistano cose forestiere. Coltivano estensivamente, procurandosi più terra di quanta non riescono poi a lavorare. Seminano ogni anno maggese nuova. Dividono l’anno in tre sole stagioni: l’autunno non ha per loro, nè nome nè frutto alcuno». Tacito - De Germania XVI (98 d.C.)

La lingua

A sud delle Alpi vi sono parecchi dialetti diversi; i Walser tra di loro parlavano in dialetto, mentre con le altre popolazioni ricorrevano al piemontese. L’idioma Walser è un tedesco arcaico.

Il costume

Nel corso degli anni, il costume tipico dei Walser ha subito numerose trasformazioni. Oggi è in panno rosso, con gonna lunga e corpetto smanicato, camicetta bianca ornata di pizzi con una pettorina di velluto nero ricamato in oro, grembiule nero di raso o seta pesante bordato di pizzo, giubbetto nero di velluto o di panno per riparare dal freddo. Nelle occasioni più importanti le donne indossano sul capo una cuffia con raggiera in filigrana dorata.

Gli uomini indossano giacca e pantaloni in panno nero, camicia bianca a collo aperto, gilet in panno rosso, calze bianche fino al ginocchio e scarpe nere con fibbia in metallo. Il copricapo maschile è nero, abbellito da piume d’aquila.

Un tempo l’abito femminile, più corto e meno ricco, era utilizzato per ogni tipo di lavoro: era formato da un grembiule molto largo, una camicetta di canapa, un giacchino nero e un foulard di seta a colori vivaci. Sul capo veniva indossato un cappello di feltro pesante a tese larghe o un fazzoletto legato dietro la nuca.

 

 

 

Le costruzioni

Le costruzioni rurali erano diverse a seconda dell’ambiente in cui sorgevano ed erano edificate prevalentemente in legno o in pietra. La costruzione tipica è lo stadel, baita sostenuta da 8 o 10 pilastri a “fungo” in legno e pietra (al fine di tenere lontani topi e umidità). Il tetto aveva una travatura robusta, rivestita un tempo di legno di larice e dal XVI secolo da lose (lastre di pietra). Nello stadel gressonaro il basamento era adibito a duplice funzione: una zona era destinata agli animali e quella attigua alla famiglia, con un muretto o una staccionata in legno a separarle. In questo modo l’uomo beneficiava del calore prodotto dagli animali nei freddi e lunghi inverni. Altra fonte di riscaldamento era la stufa in pietra ollare.

Un corridoio di disimpegno conduceva dall'ingresso alla stalla, alla cucina e alla cantina, nella quale spesso si trovava un camino con grossi paioli, dove si cucinava, si lavorava il latte e si affumicavano carne, lardo e salame. Sempre dal corridoio, tramite una scala si accedeva al primo piano dove si trovavano le camere da letto, il ripostiglio per gli attrezzi da lavoro e una camera per la tessitura della lana. Un'ulteriore scala portava al secondo piano, ben arieggiato e non riscaldato, utilizzato in parte come fienile e in parte come dispensa per pane, carne, granoturco, ecc... La casa era circondata da balconi in legno dove venivano fatte seccare la segale, l’orzo e il fieno.

 

 

Il diritto walser

Con questo diritto i Walser si affermarono come uomini liberi dalle imposte, dai pesi della servitù e dalle varie limitazioni ai matrimoni. Essi potevano inoltre trasferire il loro domicilio liberamente. Grazie alla loro specializzazione nel disboscamento, nell’allevamento, nella sopravvivenza ad alte quote ricevevano libertà personale, libero affitto ereditario ed autonomia amministrativa del comune. I Walser modificarono il “diritto dei coloni”, plasmandolo in modo da diventare un modello all’avanguardia.

Garanzie del diritto Walser:

  1. Emancipazione da qualsiasi obbligo che gravava sui servi della gleba, non erano soggetti a lavoro straordinario, non avevano limitazione di matrimonio, non dovevano pagare tributi d’onore, tasse sul corpo e ogni altra oppressione.
  2. Coltivazione della terra sulla base di un contratto di libero affitto ereditario, con la possibilità di vendere e ipotecare il diritto d’uso e di andarsene in assoluta libertà. La concessione veniva data dal signore feudale per un periodo illimitato contro il pagamento di un canone di affitto immutabile nel tempo (pagabile prima in natura e poi in moneta). Alla morte di un colono il suo podere passava ai suoi eredi. Questo è stato un grande vantaggio per i Walser, non veniva preso in considerazione la plusvalenza dovuta alle migliorie apportate. Durante gli anni la svalutazione del canone si ridusse al punto che gli stessi contadini poterono acquistare le proprietà.
  3. Libertà personale, scelta del domicilio, importante per uomini che per professione erano colonizzatori.
  4. Indipendenza amministrativa, libera scelta dell’Ammano, sotto la sua competenza vi era l’intera giurisdizione civile e la bassa giurisdizione penale, mentre al signore invece spettava l’alta giustizia.
  5. Limitazione dell’obbligo di protezione del signore e di leva militare. Il colono aveva la possibilità di vendere a un altro colono del proprio gruppo o vicinato, il contratto di sfruttamento della terra, o subaffittarlo o permutarlo.

Lo stemma delle comunità Walser

Al centro dello stemma delle comunità Walser appare un cuore con dieci stelle, ognuna della quali rappresenta un paese di questa minoranza etnico-linguistica presente in Italia. Il cuore esprime il forte legame con la terra di origine, sovrastato da una croce ad angolo, un caratte dell’alfabeto runico usato in seguito dai romani per simboleggiare il dio Mercurio, protettore dei mercanti. Il bianco e il rosso sono i colori della bandiera del Canton Vallese, mentre i due cerchi concentrici rosso e nero che racchiudono lo stemma riprendono i colori della bandiera della Regione Autonoma della Valle d’Aosta.

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Hotel Lyshaus
località Tschoarde, 1 11025
Gressoney-Saint-Jean
Valle d'Aosta - Italia

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